Autore: Vicenzo Longo

Agosto 2, 2013 0 di Vicenzo Longo

Estate: quali cibi preferire

Con l’arrivo del gran caldo ecco alcuni consigli utili del nostro esperto per stare al meglio.
Buona estate a tutti! Freewine staff

Il passaggio da una stagione all’altra è un momento delicato per l’organismo e spesso si ha un calo delle energie psicofisiche. C’è un senso di affaticamento che compare dal mattino e spesso dura tutto il giorno con scarsa capacità a concentrarsi. I cambiamenti di temperatura e della lunghezza delle ore diurne stimolano l’apparato endocrino ad aumentare la produzione di ormoni e neurotrasmettitori che a loro volta portano ad una maggiore attività funzionale di tutti gli organi. Ma il più delle volte l’organismo non ha le energie per adattarsi a queste richieste e ciò può portare ad un calo di forze.

Per potersi adattare ai nuovi ritmi della stagione si deve stare particolarmente attenti alla dieta quotidiana. Durante i mesi caldi i nutrizionisti consigliano un’alimentazione con cibi freschi e molto digeribili perché aiutano l’organismo ad affrontare al meglio questo periodo di stress metabolico. L’aumento eccessivo della sudorazione, infatti, può causare delle carenze di sali minerali, oligoelementi e vitamine che acutizzano lo stato di affaticamento generale. Inoltre il corpo, per mantenere costante la sua temperatura, deve favorire la vasodilatazione e l’evaporazione e aumentare la circolazione del sangue nella cute a discapito di quella nel tratto gastrointestinale, provocando così una digestione lenta e difficile.

Quindi bisogna evitare i cibi grassi e molto elaborati in quanto rallentano il processo digestivo. Con questo non significa abolire completamente i grassi che sono importanti per l’organismo perché apportano importanti sostanze per la struttura cellulare e per l’assorbimento di vitamine. Magari si può fare uso di un buon olio di oliva, evitare i cibi confezionati e preferire formaggi magri, carne bianca e tanto pesce.

Marzo 13, 2012 0 di Vicenzo Longo

Vino: utile un bicchiere al giorno


VINO: UTILE INSERIRNE QUALCHE BICCHIERE AL GIORNO NELLA NOSTRA ALIMENTAZIONE

E’ ormai noto da diverse ricerche effettuate che un moderato consumo di vino, se inserito nella dieta mediterranea,  ha un effetto benefico sulla salute umana. Tutto ciò è iniziato da un’ampia ricerca epidemiologica condotta in Europa dove si evidenziava  che i francesi noti per essere grossi consumatori di cibi ad elevato contenuto di acidi grassi saturi e colesterolo se confrontati con le altre popolazioni europee e con gli americani, mostravano una netta diminuzione dell’incidenza di morte per infarto miocardico. Va aggiunto che, in quanto a grosso consumo di grassi, la popolazione francese è simile a quella americana che peraltro è tristemente famosa per la preoccupante incidenza dell’obesità e delle sue complicanze cardiovascolari. In ogni caso, gli studi che si sono poi susseguiti hanno evidenziato che la ragione di questa tendenza positiva (conosciuta come ” il paradosso francese”) va attribuita ad alcune sostanze contenute nel vino rosso che svolgono un’attività anti-ossidante e tra questi vanno ricordati i polifenoli  sostanze coloranti dei vini. La loro natura e quantità varia in relazione al tipo di vitigno ed alle tecniche di vinificazione utilizzate. Altre importanti componenti del vino, oltre l’acqua che rappresenta l’80-85% sono:

L’alcol etilico che si forma durante la fermentazione e la sua quantità si esprime con il grado alcolico;

Il glicerolo, prodotto durante la fermentazione, conferisce al vino il sapore morbido e vellutato;

L’alcool metilico, deriva dalle pectine contenute nelle bucce ed è una sostanza estremamente tossica pertanto il suo contenuto deve essere molto basso.

L’anidride carbonica, deriva dalla fermentazione e si allontana spontaneamente con la maturazione. La sua presenza conferisce il caratteristico gusto acidulo frizzante;

L’acido tartarico costituisce il componente principale tra quelli non volatili; L’acido citrico, già presente nel mosto, contribuisce a solubilizzare i sali di ferro impedendone la precipitazione;

L’acido acetico, si forma in seguito alla fermentazione dell’alcol e costituisce il più importante acido volatile. La sua presenza si evidenzia facilmente dall’odore e dal sapore caratteristico;

Gli zuccheri: Piccole quantità di glucosio e fruttosio possono restare anche dopo la fermentazione. Il vino, consumato in dosi moderate, interviene attivamente nel metabolismo di grassi, zuccheri e proteine. Nella composizione chimica notiamo che il vino presenta vitamine del gruppo B, come la B2 o ribloflavina, implicata attivamente in reazioni antiossidative del metabolismo.
Il vino interviene anche nella stimolazione della secrezione del succo pancreatico, favorendo quindi l’assimilazione di oli e grassi.

Gennaio 31, 2012 0 di Vicenzo Longo

Resveratrolo: cosa dice la ricerca attuale

IL RESVERATROLO: COSA DICE LA RICERCA ATTUALE SU QUESTO IMPORTANTE COMPONENTE DEL VINO

Il resveratrolo è un polifenolo presente principalmente nella buccia e nei semi delle uve rosse ed il suo contenuto nel vino dipende dalla pianta della vite, dalla locazione geografica di coltivazione e dal tempo di fermentazione.

I principali fattori che influenzano il contenuto di resveratrolo nel vino sono: il colore: dal momento che il resveratrolo è presente sopratutto nella buccia dell’uva, è logico aspettarsi che il contenuto della sostanza sia inferiore nei vini bianchi rispetto ai vini rossi, generalmente prodotti con fermentazione sulle bucce; l’origine geografica: i vini prodotti ad elevate altitudini sembrano avere un contenuto in resveratrolo superiore (la pianta ne produce di più per proteggersi dai raggi ultravioletti); condizioni climatiche: condizioni climatiche che favoriscono un leggero attacco fungino aumentano la sintesi di resveratrolo nella pianta dato che questa sostanza ha azione antifungina. Inoltre la tecnica di coltura e lavorazione della vite inclusa anche la fase di vinificazione possono influenzare moltissimo il contenuto di resveratrolo nel vino.

Gli effetti positivi sulla salute umana da parte del resveratrolo sono ormai conosciuti da diverso tempo. Sul finire degli anni ’80, alcuni scienziati studiarono la correlazione esistente tra mortalità dovuta a malattia coronarica e assunzione di grassi animali nella dieta. I campioni di popolazione studiati fornirono un risultato chiaro, ormai noto ai più: tanto maggiore era il consumo medio giornaliero di grassi animali e tanto più elevata era la mortalità. Tra tutti i Paesi esaminati solo il campione Francese fornì risultati contrari a tale conclusione. Nonostante l’elevato consumo di grassi animali, i Francesi facevano infatti registrare il più basso tasso di mortalità per malattia coronarica. I ricercatori cercarono di dare una risposta a quello che ancora oggi è conosciuto come il Paradosso Francese.

Dall’osservazione statistica del maggior consumo di vino in terra francese, scaturì l’ipotesi che tale bevanda potesse controbilanciare gli effetti dell’elevata ingestione di grassi animali. Dal momento che gli effetti negativi dell’alcool erano già stati ampiamente documentati e che il vino si era dimostrato più efficace di altre bevande alcoliche nella riduzione dell’incidenza di queste malattie, il secondo passo fu quello di ipotizzare che alla base del paradosso francese non ci fosse l’alcool ma altre sostanze presenti nel vino come appunto il resveratrolo. E’ proprio di questi giorni l’uscita di alcuni articoli scientifici che  evidenziano l’effetto positivo del resveratrolo sulla salute umana. Dalla lettura di questi articoli emerge chiaramente che le attività biologiche del resveratrolo sono diverse. Come sostanza antinvecchiamento, il resveratrolo è considerato un antiossidante, è attivo contro alcuni radicali liberi ed impedisce l’ossidazione del colesterolo.